AUGUSTO PLACIDI
Fra lazzi e motti e frizzi dialettali,
con una vena ricca e spiritosa,
egli colora la sua fresca prosa
che fa ridere i miseri mortali.
Alla lettura dei suoi scritti, tali
che intelligenza svelano operosa,
in lui si scorge un’altra bella cosa:
della comicità le vie morali.
Quella del riso è una difficil’arte
e di “Soratte Nostro” io ben rammento
che, percorrendo le svariate carte,
sentivo impulso al ridere genuino
sui racconti di questo bel talento,
degno di più onorevole destino.